''Sara aveva scelto il Trentino, amava questa terra. Ora speriamo che, da dove è, ci possa aiutare a far svanire tutte queste cattiverie''
La mamma di Sara Pedri ieri sera era a Tuenno per una serata organizzata da alcuni cittadini per ricordare la giovane ginecologa scomparsa più di un anno fa e per mantenere alto il livello di attenzione sulla vicenda: ''Denunciate. Sara raccontava a noi i suoi disagi ma non ha avuto il coraggio di protestare in modo ufficiale. Lo prendeva come un dato di fatto. E invece no. Ogni volta che sul posto di lavoro si subisce qualche sopruso bisogna denunciare''

TRENTO. ''Sara aveva scelto il Trentino. Era una terra che amava perché era già venuta qui per preparare la tesi di laurea. Poi lo sci era il suo sport preferito. Conosco i trentini e su di loro Sara aveva sempre parole di lode. L'anno che è arrivata c'era tanta neve e mi mostrava le foto scattate dalla finestra del suo appartamento e mi diceva 'guarda come sono bravi i trentini che spalano la neve così io da Cles posso andare a Trento'. Quindi io devo essere proprio grata a questa regione e a queste persone che hanno organizzato una serata per me molto emozionante, per mia figlia e per mio marito''. Questa la mamma di Sara Pedri, Mirella Sintoni, alle telecamere del Tgr Trento a margine dell'evento tenutosi ieri sera a Tuenno per ricordare la giovane ragazza scomparsa il 4 marzo 2021.
La vicenda di Sara, purtroppo, è nota ed è una storia che racconta di vessazioni, pressioni, stress, disagi sul posto di lavoro e che si è conclusa come peggio non si poteva con una macchina parcheggiata vicino al Lago di Santa Giustina e il corpo della giovane ginecologa disperso da allora. ''La speranza ce l'abbiamo - spiega la mamma rispondendo proprio a una domanda sul tema -. Tutti ci dicono che guardano quel lago. Le persone sono sempre lì a guardare se affiora qualche ricordo di lei. Abbiamo sempre speranza che il corpo sia trovato o qualcosa di lei''. Nel frattempo si sono aperti contenziosi giuridici, sono arrivati i licenziamenti (come quello dell'allora primario di Ginecologia del Santa Chiara di Trento Tateo), sono state istituite le commissioni interne e esterne che hanno indagato sul clima che si viveva nel reparto di Sara Pedri dell'ospedale di Trento.
E anche in parlamento si è tornati a parlare di legge contro li mobbing, contro le pressioni psicologiche, di sistemi di protezione verso chi denuncia situazioni insostenibili sul posto di lavoro. ''Noi come famiglia lottiamo perché il suo nome non venga dimenticato - conclude Mirella Sintoni -. Il suo sacrificio ha sollevato un polverone su un problema molto spesso nascosto. Le cose devono cambiare e speriamo che Sara, da dove è, ci possa dare una mano a far svanire tutte queste cattiverie del genere umano perché sono tante le cattiverie, veramente''. E quindi l'invito a chi si trova a vivere situazioni difficili: ''Denunciate. Sara raccontava a noi i suoi disagi ma non ha avuto il coraggio di protestare in modo ufficiale. Lo prendeva come un dato di fatto. E invece no. Ogni volta che sul posto di lavoro si subisce qualche sopruso bisogna denunciare''''.
Questo, invece, il messaggio di ieri sulla pagina Facebook ''Verità per Sara Pedri'' della famiglia della giovane ginecologa (che oggi avrebbe avuto 31 anni) sull'evento di ieri sera: ''Siamo in partenza verso Tuenno (Villa D'Anaunia) dove finalmente tra 4 ore conosceremo le persone straordinarie che hanno reso possibile il magico incontro che si svolgerà stasera dalle ore 21.00 presso il Teatro Parrocchiale. Grazie a Nadia Sandri e a Sergio Moratti per la loro ospitalità ed un grazie speciale va a tutti quanti voi che continuate con costanza attraverso le vostre parole a darci sollievo e ad infondere quella speranza che tutto può trasformare ed avverare. Il vostro pensiero si unirà al nostro e volerà in alto fino a Sara regalandole il nostro collettivo abbraccio''.


















